
Sembra non esserci pace per la Sardegna in questo turbolento Febbraio 2026. L’isola, già provata dalle ferite profonde lasciate dal Ciclone Harry a Gennaio, si ritrova ora a fare i conti con quello che i cronisti hanno ribattezzato il “Harry Bis” o, con un pizzico di amara ironia, il Vortice di San Valentino.
Quello in atto può definirsi una prosecuzione del maltempo iniziato l’11 Febbraio. I numeri, d’altronde, parlano da soli, con oltre 1.000 interventi dei Vigili del Fuoco concentrati in una manciata di giorni, tra l’11 e il 14 Febbraio.

Una crisi meteo che non molla la presa
Dalla costa occidentale fino alle zone più interne, la musica non cambia. La Regione Sardegna ha dovuto estendere lo stato di emergenza già dichiarato il mese scorso, perché i danni cumulativi hanno ormai superato la soglia critica dei 200 milioni di euro. Ma cosa sta succedendo esattamente nell’atmosfera sopra l’Italia? In effetti, ci troviamo di fronte a una persistenza di fenomeni estremi che molti esperti collegano al Riscaldamento Globale, capace di caricare di energia ogni singola perturbazione che attraversa il Mediterraneo.
Venerdì 13 Febbraio, la Protezione Civile nazionale ha confermato l’allerta arancione. Le previsioni parlavano di rischio idraulico e idrogeologico su gran parte del territorio regionale, e purtroppo i fatti hanno dato ragione ai bollettini. Mentre nel Sulcis e nel Sassarese la situazione restava in codice giallo, le aree centrali dell’Oristanese e del Cagliaritano, insieme a Sarrabus, Ogliastra e Baronia, subivano il colpo più duro.
Il ruggito del mare e la conta dei danni
Non è solo il cielo a fare paura, ma anche il mare. Sulle coste esposte a maestrale e scirocco, le onde hanno raggiunto altezze impressionanti, tra i 6 e i 9 metri. Immaginate la forza di un muro d’acqua simile che si abbatte sui moli. A Porto Torres, la furia del vento ha causato la rottura degli ormeggi di una nave della Tirrenia, un evento che racconta meglio di mille parole la violenza delle raffiche di tempesta.
Nelle campagne la situazione è, se possibile, ancora più drammatica. La Coldiretti ha lanciato l’allarme per gli aranceti devastati nel Sarrabus e per gli agrumeti sommersi nel Villacidrese. Vedere il lavoro di una stagione sparire sotto il fango è un colpo durissimo per i produttori locali. A Castiadas, le scuole sono rimaste chiuse per i danni causati dal vento, mentre nel Nord dell’isola cinque persone sono state tratte in salvo dopo essere rimaste isolate dalla piena di un fiume. Piccole storie di ordinaria emergenza che, messe insieme, compongono il mosaico di una regione in ginocchio.
Istituzioni hanno avviato un monitoraggio costante
Nonostante la gravità della situazione, la macchina dei soccorsi non si è mai fermata. La presidente della Regione ha effettuato diversi sopralluoghi nelle zone più colpite, come Cala Gonone e Siniscola, per toccare con mano l’entità dei disastri. Anche il governo centrale ha mostrato vicinanza, con la visita del ministro Tajani all’inizio del mese per rassicurare le imprese danneggiate. Resta però il nodo dei tempi burocratici, tanto che è stata richiesta a gran voce una proroga per i bandi agricoli, poiché il maltempo persistente impedisce persino di fare una stima precisa dei danni nei campi.
Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi giorni? Il monitoraggio resta costante da parte di Sardegna Ambiente e dell’ARPAS. Le condizioni meteo-marine rimangono instabili e l’invito alla prudenza non è mai troppa. Evitare le zone a rischio e seguire le indicazioni delle autorità locali è l’unica difesa immediata che abbiamo. Sperando, finalmente, che questo Vortice Polare smetta di inviare i suoi lembi gelidi e umidi proprio sopra le nostre teste, concedendo alla Sardegna il tempo di respirare e ricostruire. Ma le cose non sono proprio ottimali.






