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El Nino da record: quali conseguenze per il Mediterraneo?

Il costante e progressivo riscaldamento delle acque equatoriali del Pacifico, più volte e dettagliatamente analizzato nei nostri report, sta ormai raggiungendo livelli da record, dopo aver superato abbondantemente la soglia “strong”. Al momento l’anomalia termica superficiale sfiora ben +2°C, valore registrato solo tre volte negli ultimi 65 anni ( 1997-1998, 1982-1983 e 1972-1973) e si registra un allarmante indebolimento e rotazione degli alisei che adesso spirano da ovest verso est, fattore questo che potrebbe far lievitare ulteriormente il sopra media termico.

“Noi prevediamo che questo El Niño potrebbe essere tra il più forte da quando vi è documentazione storica risalente al 1950,”  ha detto Mike Halpert, il vice direttore del Climate Prediction Center, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Inoltre “c’è una possibilità superiore al 90% che El Nino produrrà i suoi effetti durante l’inverno 2015-2016 nell’emisfero settentrionale, e una probabilità dell’85% che durerà anche la prossima primavera”, ha affermato il NOAA in un comunicato.

Un evento come questo avrà inevitabilmente importanti impatti a livello planetario, tra eventi alluvionali, ondate di calore, siccità etc e si può ipotizzare che nel Mediterraneo, durante il prossimo semestre autunno-inverno, i contrasti termici possano essere notevolmente accentuati da forti scambi meridiani. Intense ondulazioni di Rossby potrebbero provocare tardive ed intense avvezioni sub tropicali ma anche creare i presupposti per l’innesco di insidiose aree depressionarie foriere di abbondanti precipitazioni. A conferma di quanto detto, i principali centri previsionali stagionali ( NMME, CFS/NCEP, GSFC/NASA, NCAR, LAMMA) prospettano per il Mediterraneo un bimestre settembre/ottobre generalmente sopra la media termica ma anche più piovoso.

sst.anom

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