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Ma è siccità grave? A Sassari iniziano le restrizioni idriche. I temporali non servono a ripristinare normalità. Cagliari e le sue immense risorse idriche nascoste

Foto di Roberto Salgo pubblicata su "Dighe della Sardegna", ed. Poliedro, 2011

Foto di Roberto Salgo pubblicata su “Dighe della Sardegna”, ed. Poliedro, 2011

Apprendiamo dalla stampa on line che il Bidighinzu ha poca acqua, e a Sassari inizieranno le restrizioni idriche.

La situazione, considerato il periodo dell’anno non è grave, ma evidentemente è da monitorare. E ci siamo chiesti cosa succede, come mai con così tanta acqua nei bacini delle Sardegna, perché complessivamente c’è davvero tanta acqua, questa viene razionata a Sassari e comunque di default in altri comuni.

La notizia di un razionamento idrico negli anni d’oggi è di una gravità assoluta, fa parte di un’offerta di servizi del passato. Le cause derivano dall’organizzazione delle risorse, perché tra bacini idrici della Sardegna non c’è interconnessione, se non in alcuni casi. Ma non conoscendo alcune specifiche preferisco non approfondire il tema, se non però sottolineare amarezza per questa notizia.

La Sardegna ha davvero così poca acqua da non poter provvedere ad una normale erogazione idrica?

In Sardegna non ci sono grandi industrie, l’agricoltura è limitata a territori ristretti, ci sono pochi abitanti, eppure l’acqua non manca.

Di certo ci sono sprechi d’acqua, eccome se non ci sono, e spesso derivano dall’ignoranza: avrete visto sicuramente che gli spazi verdi di paesi e città spesso sono annaffiati in pieno giorno e sotto il sole cocente. Chi conosce un pò di scienza saprà che innaffiare di giorno produce una molteplicità di danni idrici, e che quel gesto è uno spreco. Basterebbe pagare uno dei tanti giovani laureati in agronomia per una consulenza e risparmiare sulla bolletta, oltre che rispettare l’uso dell’acqua, che è un bene prezioso da usare con parsimonia e senza sprechi, in quanto molti cittadini hanno poca acqua in casa, e la pagano a caro prezzo. Acqua per altro non bevibile se non dopo aver reciso le papille gustative.

In varie regioni italiane e nel Mondo, vige il divieto di annaffiare di giorno e sotto il sole, ovviamente anche i campi, cosa che in Sardegna succede regolarmente.

In Sardegna piove non poco, nel Pianeta ci sono regioni densamente abitate dove piove di meno, e sarà pur vero che in molte regioni della Terra ci sono monti più elevati, ma complessivamente piove meno. Esempio nelle Isole Canarie, dove i luoghi più asciutti hanno meno di 100 millimetri di pioggia all’anno, contro i circa 400 dei luoghi più aridi della Sardegna.

Siccome l’acqua è un bene prezioso, vale la pena pianificare investimenti importanti. In grandi città del Nord Italia, dove sarà pur vero che la pioggia non manca, ai cittadini viene erogata prelevandola da un sistema di pozzi, direttamente dalla falda acquifera. Tra queste città c’è la grande Milano, dove l’acqua estratta viene depurata, analizzata quotidianamente, e distribuita ininterrottamente a milioni di persone, tra residenti e ospiti.

L’acqua non solo è potabile, ma viene bevuta perché è insapore. Avete letto bene, viene portata in tavola al pari dell’acqua in bottiglia che a Milano ha scarso mercato. Di certo va detto che le falde acquifere in Val Padana sono a pochi metri sotto il suolo. Ma pensate che in Sardegna nel sottosuolo manchi l’acqua? Giammai!

A Cagliari c’è un sistema di raccolta di acque di falda acquifera importantissima e di alta ingegneria idraulica che risale all’età punica. Ampie informazioni sullo schema idrico sotterraneo di Cagliari potrete reperirlo nel libro “Cagliari Tracce di Architettura, di Anna Maria Colavitti, Nicola Usai, Alinea Editrice, anno 2007”, dove emergono informazioni strabilianti, su come anche i romani approvvigionassero d’acqua Cagliari. Acqua che ai giorno d’oggi finisce suppongo nelle fogne.

Insomma, i problemi idrici dei comuni e città della Sardegna derivano non dal clima arido, ma da come le risorse sono state storicamente gestite.

In Sardegna c’è la maggiore densità di bacini idrici di raccolta d’Italia e d’Europa, eppure l’acqua viene razionata. Negli ultimi decenni ci sono anche occasionali temporali estivi, che sicuramente non risolvono i problemi idrici, ma succedono, ed il fenomeno atmosferico non è affatto trascurabile, anche se non risolutivo per i problemi idrici.

In Sardegna, come le città a clima mediterraneo, piove con irregolarità, e ciò avviene anche nella lontanissima e immensa Los Angeles, dove i monti sono prossimi al deserto, dove piove meno che a Cagliari, l’acqua in città non è razionata.

In Sardegna si vive una situazione di deficit pluviometrico per alcune aree, ma ci risulta che da gennaio ad oggi a Tempio Pausania siano caduti circa 600 millimetri di pioggia, a Tonara quasi 700 millimetri. Abbiamo citato località di bassa montagna perché è da qui che i fiumi e torrenti ottengono l’acqua che finisce nei bacini di raccolta.

In pianura, specie Campidano è piovuto poco, ma siamo lungi da essere in un clima desertico: da gennaio ad oggi sono caduti 250 a Sanluri e 225 a Villasor, ma in queste località le medie annue dovrebbero subire un’impennata nei prossimi mesi, che tradizionalmente sono molto piovosi.

Per concludere, in Sardegna l’acqua c’è, ma andrebbe rinnovato il sistema di gestione. Ma questo appare impossibile da fare per mancanza di danaro.

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