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Siamo nei “giorni della merla”: perché si chiamano così?

Diciamo subito che in genere quando si sentono nominare i “giorni della merla” il pensiero va subito a freddo e neve. Un pensiero che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni popolari, ragion per cui possiamo dirvi che un fondo di verità c’è eccome. Rispolverando gli archivi meteorologici non è infrequente osservare, soprattutto nei decenni passati, episodi invernali meritevoli di menzione. Uno su tutti della storia recente: il 1999. All’epoca arrivò aria gelida dalla Russia e la Sardegna orientale si ritrovò sotto bufere di neve per 3-4 giorni. Nevicò fin sulle coste, dalla Gallura all’Ogliastra.

Me perché proprio la “merla“? Secondo una delle più accreditate tradizioni popolari recita che una merla e i suoi piccoli si rifugiarono all’interno di un comignolo per fuggire dal gelo di gennaio. In origine bianchi, riemersero il 1° febbraio coperti di fuliggine e quindi neri.

Diciamo che questa sarebbe la “leggenda” meno elaborata e fantasiosa. L’evoluzione teorica ci dice che una merla, stanca delle persecuzioni di gennaio, dopo aver fatto provviste per un mese di rifugiò all’interno di un comignolo. Gennaio, all’epoca, aveva una durata di 28 giorni. Sempre gennaio, indispettito dalla sfida lanciata dalla merla, decise di farsi prestare 3 giorni da febbraio. La merla uscì dal comignolo il 28 gennaio, convinta di trovarsi già in febbraio, ma fu sorpresa dal gelo e dai castighi di un gennaio infuriato. A quel punto fu costretta a rintanarsi nuovamente all’interno del comignolo, uscendo giorni dopo coperta di fuliggine (da bianca diventò nera).

Per concludere una curiosità: secondo tradizione se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella. Viceversa, arriverà in ritardo. Beh, quest anno saranno caldi, anticiclonici, ragion per cui la primavera potrebbe giungere in ritardo.

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